Dolcenera – Ci vediamo a casa - Sembra che Dolcenera, si voglia aprire a una musica molto più internazionale. La sua precedente interpretazione a Sanremo, fu quella de “Il mio amore unico” che poi sbancò in radio. Questo pezzo però sembra più debole. 5 e mezzo
Samuele Bersani – Un pallone – Che il buon Samuele porti il testo più sofisticato non c’è dubbio. Si lascia seguire anche se complice la febbre, stona non poco. Il brano è ispirato nel testo e l’arrangiamento ricorda alcuni jingle anni 80. Non è un motivo che rimane in testa, ma aspetto di ascoltarlo altre tre o quattro volte. 6 e mezzo
Noemi – Sono solo parole – Canzone di Fabrizio Moro e si sente. Qualche anno fa portò al festival “Per tutta la vita” e la struttura melodica sembra uguale: si parte piano per poi esplodere dalla seconda strofa e più esplicitamente dal secondo inciso. Lei è un po’ giù di voce, ma la sua vena blues non ne esce scalfita. Brano piacevole e strappa applausi. 7 e mezzo
Francesco Renga – La tua bellezza – Le note che prende Renga senza stonare, difficilmente gli artisti di quest’anno riuscirebbero a prenderle. Il brano è sopra la media e lo interpreta in una veste rock quasi sinfonica, con una variazione finale che ricorda i Coldplay. 8
Chiara Civello – Al posto del mondo – Forse la cantante e il pezzo più deludenti di questo festival. Il jazz sposa il pop per regalare alla Civello la sua grande occasione per piacere alle masse. La canzone è piatta, nonostante tutto il pubblico applaude parecchio. 5 e mezzo
Irene Fornaciari – Grande mistero - E arriva il ritmo, lei si scatena e ci crede, ma il brano si sente che non è cucito su di lei. Leggendo il testo, trovo improbabile che il padre non ci abbia messo il becco. 5 e mezzo
Emma Marrone – Non è l’inferno - Canzone che non decolla mai scritta dal frontman dei Modà. Il testo è impegnato, ma sembra fuori dalle corde della cantante. Non credo abbia le carte in regola per resistere nel tempo: dipende da quanto passerà in radio. 6
Marlene Kuntz – Canzone per un figlio – Sicuramente il brano più innovativo, ma complice l’audio pessimo non si è capita una parola. Facile pensare che siano una delle vittime di domani sera. Va però a loro dato il merito di esser rimasti nel loro stile come gli Afterhours qualche anno fa. 7
Gigi D’alessio & Loredana Bertè – Respirare – Canzone scritta sulle corde della Bertè, Gigi D’Alessio non fa altro che adattarcisi. La Bertè è sempre imprevedibile e spesso sembra non riesca a stare sul tempo. Potrebbe piacere alle radio, più di ogni altra cosa fatta fino ad oggi da D’Alessio. 6
Eugenio Finardi – E tu lo chiami Dio – Testo importante, per il sosia di Paolo Coelho. Arrangiamento orchestrale, buona sicuramente l’interpretazione. Finardi potrebbe essere la sorpresa di questo Festival: visto quello che è successo l’anno scorso con Roberto Vecchioni, non mi stupirebbe un piazzamento sul podio. 7
Nina Zilli – Per sempre – Nina Zilli è l’unica che riesce a mettere insieme la melodia classica con delle sonorità moderne. Il pezzo non è nulla di eccezionale ma si fa ascoltare e resta uno dei migliori di questa edizione. Bella la variazione d’archi. 8 1/2
Pierdavide Carone & Lucio Dalla – Nanì – C’è tanto Dalla in questo brano, come senso ed arrangiamento. La canzone ricorda una vecchia romanza e lo stile non è sicuramente quello che a Carone ha fatto vincere un festival da autore qualche anno fa. Dalla alla fine interviene poco(un po’ come Battiato l’anno scorso) impreziosendo la voce invece più limitata di Carone, che tuttavia resta piacevole. 7
Arisa – La notte – Forse la vera sorpresa di questa edizione: intonazione e musicalità, sono senza dubbio sopra la media. Questa canzone è forse il passaggio che una voce simile meritava per iniziare ad essere presa in considerazione al di là delle filastrocche. 7 e mezzo
Matia Bazar – Sei tu – I Matia Bazar cantano un pezzo dei Matia Bazar. E’ la loro strada e non portano nulla di nuovo. Non regalano sorprese, ma solo una canzone pop appena decente, che la gente potrà cantare già da domani. Rassicuranti. 6