E sono 200.000!

Lo so, è da un po’ di tempo che non scrivo.

Ritorno giusto per un’autocelebrazione.

Oggi, questo blog ha messo insieme 200.000 visite.

Ok, nell’arco di più di poco meno di dieci anni(!) sono veramente poca cosa, ma in ogni caso, ne vado veramente fiero.

Non ho mai chiesto di leggermi e chi lo ha fatto e mi ha commentato, spero si sia ritrovato in un luogo libero.

E niente.. grazie! Grazie a tutti!

Ma perché sei andato via?

Ritornando solo marginalmente per l’ultima volta(e giuro che non lo faccio più)al ventennale di Hanno ucciso l’uomo ragno, il bravo Federico Taddia, è andato a scovare Mauro Rapetto, il biondino degli 883 che decise di abbandonare il gruppo all’apice del successo.

Scommetto che molti di voi si saranno chiesti che fine avesse fatto.

Ho preferito tacere in tutto questo tempo perché da quel pomeriggio del 1994 in cui dissi a Max che il giorno dopo sarei partito per Miami, non avevo mai più avuto l’occasione di chiacchierare con lui. Ci eravamo solo sfiorati durante un suo concerto a Milano. Poco prima di Natale invece, quasi per caso, ci siamo incontrati a Parigi, con le nostre famiglie: è stato un momento magico, in un istante ci siamo ritrovati gli amici che eravamo, con la stessa sintonia, la stessa voglia di condividere passioni, lo stesso piacere di confrontarci su quello che ci piace e ci fa stare bene: è bastato uno sguardo per cancellare 18 anni di lontananza e ritrovare il feeling di sempre. Max sapeva che me ne ero andato perché avevo bisogno di riposare, e quando un bambino dorme non lo si disturba: il non cercarmi in tutti questi anni è stata una fortissima forma di rispetto nei miei confronti e gli va tutta la mia gratitudine. [...] Era tutto troppo veloce per me; avevo bisogno di fare tabula rasa, e tutte le persone che mi erano vicine lo hanno compreso e accettato. Sono partito per Miami: volevo cercare la mia strada oltre oceano, volevo trovare una macchina che fossi in grado di guidare da solo. Ho frequentato la New York Film Academy, ho anche provato a realizzare un film e a produrre un disco negli States. Ma sono rientrato in Italia con le bobine sotto le ascelle, e la consapevolezza che bisognava darsi una calmata.

Per sapere come è andata a finire, basta cliccare qui

L’odore non c’è

Si discute ormai da anni del futuro dei libri e dell’editoria con l’avvento delle nuove tecnologie.

Penso, come Umberto Eco, che il libro difficilmente sparirà. Certo, se i prezzi degli e-book fossero più bassi la loro espansione sarebbe più semplice, ma al momento non credo ci sia questo pericolo.

Detto ciò, ho trovato questo video interessante su Wired: come si collocano i bibliotecari, di fronte al problema?

Lo sfottò e il rispetto

Ricordo ancora quando Totti, dopo il 4-0 alla Juventus, fece vedere quattro dita e poi fece il gesto di tornare a casa. Le cronache dell’epoca, bollarono il gesto come simpatico.

Ieri sera Lichtsteiner ha fatto una cosa molto simile. Al 92′ di una partita che la Juventus ha vinto 4-0, ha fatto il segno del quattro: per tutta risposta, Lamela gli ha sputato contro.

Qualcuno mi spiega la differenza tra il gesto di Totti e quello del giocatore Juventino otto anni dopo?

Perchè lo stesso identico gesto deve essere valutato in maniera diversa, in base al giocatore che lo compie? Solo perchè all’epoca non ci fu una reazione violenta da parte di un avversario?

Credo bisogni sempre rispettare un avversario: la Juventus quest’anno sta meritando di vincere lo scudetto e gesti del genere non fanno che rovinare una cavalcata entusiasmante quanto insperabile all’inizio del campionato.

La Juventus farebbe bene a multare il giocatore svizzero, come avrebbe fatto bene la Roma qualche anno fa: bisogna educare giocatori e tifosi al rispetto reciproco.

Vedendo anche quello che è successo oggi a Genova, ieri è stata una pessima giornata di campionato.

Tu chiamali se vuoi rimborsi elettorali

Dopo lo scandalo dei soldi che Lega e Margherita utilizzavano per vari scopi non riconducibili all’attività politica, si fa un gran parlare del finanziamento pubblico ai partiti, adesso mascherati da rimborsi elettorali.

Bisogna fare un po’ di chiarezza: il finanziamento pubblico ai partiti è introdotto nel 1974 e interpreta il sostegno all’iniziativa politica come puro finanziamento alle strutture dei partiti presenti in Parlamento, con l’effetto di penalizzare le nuove formazioni politiche. La norma venne approvata in soli 16 giorni con il consenso di tutti i partiti, ad eccezione del Partito Liberale.

Successivamente, dopo varie traversìe, nel 1993, complice il post tangentopoli, vi fu un referendum che abrogò la norma. Nello stesso dicembre 1993, però, il Parlamento aggiorna la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributo per le spese elettorali”, subito applicata in occasione delle elezioni del 1994. Per l’intera legislatura vennero erogati in unica soluzione 47 milioni di euro.

Per fare qualche altro numero, per le elezioni del 2008, il partito vincitore delle elezioni con circa il 40% dei voti, ha preso 160 milioni di euro.

Questa sera ho seguito le argomentazioni di Livia Turco durante Robinson:

Che la parlamentare del PD dopo sette(dico sette) legislature, mi venga a dire che questi servono anche per far candidare “il povero Cristo che non può fare politica”, lo trovo ridicolo.

Sebbene la questione la ritengo molto più complessa del semplice demagogismo che ci sta sopra, la domanda mi sembra un’altra: i soldi del rimborso elettorale, una volta incassati, sono e rimangono soldi dei partiti?

Se la risposta è no, allora Bossi ha torto quando dice che i partiti ne possono fare quello che vogliono.

Se invece la risposta è sì, Bossi ha ragione da vendere.

Personalmente penso che l’abbattimento del 100% del finanziamento pubblico, sia sbagliato perchè si finisce per mettere dentro tutto quanto. Credo sia ragionevole pensare che un buon metodo possa essere quello di abbattere del 70/80% i rimborsi(parliamo di dare ad ogni partito sempre milioni di euro), sottoponendoli comunque al vaglio di un ente che ne certifichi le destinazioni.

Se non vogliamo livellarci al sistema americano, mi sembra l’unica strada percorribile…

Sulle dimenticanze

Sono arrivato al punto che mi devo scrivere le idee per il blog sul mio iPad o Blackberry: mi direte, “Ma come, ti dimentichi cosa vuoi scrivere sul blog?” Beh. Non tutto. Mi ricordo perfettamente che voglio scrivere: guardo o leggo qualcosa e mi dico “Di questo, stasera, scriverò qualcosa!”. Poi però torno a casa e non ricordo più cosa.

Poi, c’è un risvolto più preoccupante: capita di aprire le mie note e mi ritrovo con delle frasi strane.

- Effimero
- Nero a Manhattan
- Pieve Emanuele

Ma che volevo dirmi?

E’ un crollo verticale, cari miei lettori…

Con due deca

Qualche tempo fa, lessi un articolo attraverso il quale si sosteneva l’importanza dei primi pezzi degli 883 per i ragazzi adolescenti della metà degli anni 90(categoria alla quale mi sento di appartenere). Il pezzo mi sembrava ben argomentato: in fondo riascoltando quelle canzoni, non posso che ripensare alle prime feste delle medie, ai primi amori, alle prime uscite in discoteca.

Ora, mi rendo conto di arrivare con qualche settimana di ritardo, ma a febbraio c’è stato il ventennale dell’uscita di “Hanno ucciso l’uomo ragno”, album abbondantemente rivalutato dai critici, che iniziò quel filone che durò per un decennio buono.

Per l’occasione è uscita una compilation nella quale il nuovo sound italiano si misura con il lavoro fatto da Pezzali & co. venti anni fa: 21 cover da potere ascoltare e scaricare gratuitamente.

Per una volta che si può avere tutto ciò senza spendere un euro, perchè non salvarlo sul vostro pc?

Per ascoltare l’album in streaming, basta cliccare qui

Per scaricarlo gratuitamente cliccate qui

Fai bei sogni

Da anni non leggevo un libro così bello.

“Fai bei sogni” racconta una ferita, fatta di solitudine e amarezza, di lotta contro un mostro e una paura di vivere. Un romanzo autobiografico, ma “non un’autobiografia”: ha precisato più volte il suo autore. Il racconto di una vicenda dolorosa, la scoperta di una terribile verità dopo quarant’anni. “Un’opera che non può lasciare impassibili i suoi lettori”: l’ha definita Fabio Fazio, grande amico e collaboratore dello scrittore per la trasmissione “Che tempo che fa”. Una lotta incessante contro la solitudine, l’inadeguatezza e il senso di abbandono, raccontata con passione e delicata ironia: il sofferto traguardo sarà la conquista dell’amore e di un’esistenza piena e autentica.

Il tema profondo che attraversa il romanzo è la verità e se sia sempre necessario dirla alle persone che amiamo e fino a che punto. La verità destabilizza ma rifiutarla significa rimanere bambini, non crescere. La verità richiede coraggio, non sempre è facile affrontarla, figuriamoci dirla o accettarla, a volte è quella più difficile a cui credere.

L’unica maniera per riuscire a fare pace con se stessi ed evolvere è perdonare. L’eroe che consuma la vendetta non riequilibria ma pone le condizioni di un nuovo dolore.
Il libro di Gramellini è un colpo al cuore e come ha dichiarato Fabio Fazio, non può lasciare impassibili.
Ve lo consiglio.

Le retorica sulla figura di Beppe Grillo

Navigando per la rete e sentendo un po’ gli umori in giro, sembra proprio che il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, possa raggiungere un risultato importante alle prossime amministrative e in proiezione alle prossime politiche.

Fermo restando che il 50% della politica grillina è fondata sulla demagogia e il restante 30% sulla violenza verbale, è bene quantomeno mettere in chiaro alcuni aspetti della sua presenza in rete.

Qualche anno fa, il lungimirante Massimo Mantellini, scrisse sul suo blog un interessante pezzo sul rapporto tra la blogosfera e il comico ligure. Alcuni stralci li potete leggere di seguito, per il pezzo completo, basta cliccare qui

Si parla molto in questi giorni di come il successo del blog di Grillo e dell’iniziativa di aggregazione del malcontento popolare del comico genovese siano fenomeni mediati da Internet. Ma come La Casta non trasforma gli italiani in feticisti della lettura cosi le migliaia di contatti del blog di Beppe Grillo e le successive concretizzazioni nella vita reale di questa audience (dai primordiali acquisti di pagine sui quotidiani alle ultime manifestazioni di piazza) non fanno dei fans di Beppe Grillo la nuova onda della comunicazione in rete che si fa “azione politica”.

Il blog di Beppe Grillo, senza volerne sminuire il grande successo popolare, non fa parte di nessuna nuova dinamica comunicativa di rete. E’ comunicazione convenzionale con le ballerine del web 2.0 attorno. Beppe Grillo fa sul suo sito la stessa cosa che fa da un palco dei suoi tanti spettacoli in giro per l’Italia. Internet non aggiunge un grammo a queste modalità note e sperimentate. I fenomeni aggregativi che avvengono a margine del suo blog, quelli sì invece usano la rete ed il passaparola per dar segno di sè, ma hanno con Grillo il medesimo rapporto che Grillo ha con i suoi fan fuori dal teatro. Buono o cattivo che sia nulla di nuovo all’orizzonte.

Se questo è vero si capisce bene come invocare il passaparola o gli strumenti della rete (il potere di Internet scrivono in molti) come la spiegazione di questo grande successo giunto fino alle piazze d’Italia, sia una affermazione abbastanza vuota di senso. Grillo ha successo, le sue campagne incontrano l’attenzione del pubblico e riempiono le piazze in virtù del suo talento (o della sua irresistibile guittezza) e non perchè sacri contenuti sono stati applicati ad uno strumento comunicativo nuovo che ne ha moltiplicato la risonanza. Internet insomma non c’entra molto.

Anzi paradossalmente Internet è stata usata da Grillo (come per la verità fanno in molti) per verniciare di nuovo vecchi meccanismi aggregativi che hanno in passato ottenuto uguale successo di pubblico per altre vie. Grillo per esempio da tempo straparla di blog e del loro grande potere ma si capisce bene, ascoltandolo, che si sta riferendo al proprio blog e a null’altro. Perchè null’altro forse conosce. Da questo punto di vista la definizione di “leghista ripulito” che alcuni miei caustici commentatori hanno ritenuto di dargli, non è poi cosi totalmente assurda: racconta di un massimalismo con platea plaudente che assomiglia molto ad una certa retorica celodurista oggi fortunatamente quasi passata di moda (a parte Borghezio ma questa e’ un’altra faccenda).

Forse, dico forse, Grillo è volontariamente fuori da qualsiasi dinamica di rete. Emette ma non riceve, parla ma non risponde, Grillo forse usa Internet bene (ben consigliato, andrebbe detto) ma non abita la rete. E come lui la grande maggioranza dei suoi commentatori e lettori. E questo nelle dinamiche di nicchia della rete stessa fa di lui un estraneo, che può essere magari citato in giro quando scrive scemenze in un post, ma che nella blogosfera riceve mediamente la stessa attenzione dei grandi emettitori generalisti (le Tv, i quotidiani ecc): vale a dire poca. Contano le migliaia di commenti? Poco anch’essi. La gestione dei commenti del blog di Grillo e forse l’errore più grande della fortunata gestione Casaleggio (alla quale si potrebbe anche imputare la leggerezza con la quale firmano “Beppe Grillo” post scritti da una redazione della cui esistenza le migliaia di lettori del blog nulla sanno), uno spazio aperto al commento di chiunque (ah la democrazia!) ma totalmente abbandonato all’inevitabile rumore di fondo di un sito web ad alto traffico. Vedi alla voce “partecipazione” polverizzata in pochi istanti in inutile “confusione”.

Il passaggio successivo del ragionamento è scontato e suona più o meno così. “Grillo almeno si dà da fare per cambiare le cose mentre voi ve ne state qui nei vostri blogghetti ininfluenti a citarvi l’un l’altro in una sorta di circolo di grandi obesi dell’informazione ombelicale”. Obiezione accolta. Non tutti possono cambiare il mondo. Anche se qualcuno può pensare (io per esempio lo penso), senza per questo essere tacciato di ignominia, che le reti di relazioni sociali che oggi Internet consente siano “lo” strumento principe per rendere migliore l’informazione in Italia. Un passettino alla volta. Poi alla fine non funzionerà (banalmente perchè non ci sono abbastanza persone che amano questa sorta di microesposizione personale, mentre ce ne sono assai di più capaci di comporre per qualche ora un grande movimento di massa ad uso e consumo dei TG) ma certamente un movimento verso la consapevolezza del peso della opinione piccola di ciascuno espressa liberamente su un mezzo elettronico ha qualche chance in più rispetto al momentaneo vaffanculo della grande folla.

Il potere di Internet se esiste è quello della esposizione di ciascuno singolarmente a formare un unico ecosistema, non della grande marea umana aizzata come diceva Gaber “a colpi di musica e di rivoluzioni”. Il potere di Internet se darà segno di sè (ma accadrà mai?) lo farà solo quando una massa critica di singole individui inciderà personalmente con il proprio pensiero sulla superficie delle cose. Quando accadrà, se accadrà, oggi certamente non accade, nessuno di questi nuovi cittadini sarà disposto a raccontare sè stesso dentro il millesimo commento del post di un comico di talento dai modi incerti e dalle tematiche forti, ma preferirà farlo utilizzando strumenti comunicativi individuali. Internet è il grande aggregatore. E il passaparola vale fra pari. In casi esemplari come quello di Grillo ha invece un altro nome: si chiama propaganda. E la propaganda si sa in rete funziona poco o nulla.

Orlando e la mancanza di dignità politica

Leoluca Orlando ha ufficializzato la sua candidatura per la poltrona a sindaco di Palermo.

Alle primarie di qualche settimana fa, ha appoggiato la candidata Rita Borsellino: ha partecipato alla gara interna al centrosinistra, l’ha persa e adesso ha pensato bene di correre da solo.

Mi sembra comodo, no? Partecipo a una gara, perdo, me ne frego delle regole e decido comunque di candidarmi.

Gran bell’esempio di dignità politica: e pensare che solo qualche giorno fa aveva dichiarato questo.

Il concetto è stato ribadito anche dopo le primarie a Radio24.

Non ne faccio una questione politica, ma certa gente farebbe bene a restare fuori da certe dispute: come può uno del genere essere credibile? Come può un elettore credere a uno così? Con quale faccia potrà presentare un programma credibile? Quale palermitano potrà mai votare uno che se ne frega così delle regole?

Palermo ha bisogno di tutto, tranne che essere governata da uno come Leoluca Orlando: spero l’opinione pubblica gli dia alle urne la lezione politica che merita.

Quella volta che andai al concerto di Lucio Dalla

Forse arrivo in ritardo, fuori tempo massimo, ma ho voluto aspettare un po’ di giorni prima di scrivere la mia su Lucio Dalla.

Non voglio riportare quello che ho letto nei giorni scorsi: la grandezza artistica del cantautore bolognese è stata sottolineata un po’ da tutti.

Tornando indietro con la mente, ho riflettuto sul fatto che un sacco di miei ricordi sono uniti involontariamente a delle sue canzoni: la splendida “Henna” cantata durante una trasmissione televisiva con Claudio Baglioni, “Se io fossi un angelo” canzone ricorrente durante il mio inverno del 2000(e una persona sola sa il perchè), “Tu non mi basti mai” dall’album “Canzone” che avevo in cassetta copiato da un mio compagno delle scuole medie, “Kamikaze” dall’album “Luna Matana” regalo di un amico che non vedo ormai da anni, e così via.

Tante, troppe canzoni.

Il ricordo più vivo, però, è quello di un suo concerto nel 2001. Con un amico, andammo a trascorrere il capodanno in piazza e quell’anno venne lui. Ancora ricordo la sua incredibile potenza vocale e le canzoni che cantò senza risparmiarsi come di solito fanno gli artisti quando si esibiscono in piazza.

Se quel concerto fosse stato oggi, troverei già un video di quella serata su Youtube, invece rimarrà soltanto nella mia memoria e in quella delle persone presenti. Non è andato via semplicemente un cantautore, ma la colonna sonora di parecchi miei momenti più o meno belli. Quando muore una persona del genere, non puoi che rendergli omaggio come puoi. Io utilizzo queste poche parole.

Alla fine, mi sembra giusto mettere un video di una sua canzone: in assoluto, la mia preferita resta la poco conosciuta “Là” dall’album “Ciao” del 1999. Per chiudere, invece, ve ne faccio sentire un’altra. Anche questa non famosissima.

Ciao Lucio.

La vittoria alle primarie di Fabrizio Ferrandelli

Dopo vari mesi di campagna elettorale interna, oggi si sono svolte finalmente le primarie per il centrosinistra a Palermo. Per ore si sono attesi i risultati che adesso, poco prima delle 2, sembrano abbastanza delineati.

Il PD ha rimediato la sua ennesima figuraccia.

Questi i dati: Fabrizio Ferrandelli 35,16%, Rita Borsellino 33,05%, Davide Faraone 26,77%, Antonella Monastra 4,57%. (altri blog danno percentuali leggermente diverse, ma le posizioni non sono comunque messe in discussione)

Il candidato scelto dal segretario nazionale del PD, appoggiato dai vertici dell’Italia dei Valori e da Sinistra ecologia e libertà, ha perso(anche se di un’incollatura) contro Fabrizio Ferrandelli, ex esponente dell’IdV ritrovatosi a correre da solo.

La sconfitta, pare sia avvenuta soltanto per pochissimi voti, ma poco cambia: dopo Milano, Napoli e Genova, anche Palermo non candiderà alle amministrative il rappresentante del maggior partito di opposizione italiano.

Non si dovrebbero fare critiche tanto distruttive, soprattutto nel giorno in cui comunque ha vinto la partecipazione della gente(i votanti, sfiorano i 30000), ma è impensabile che Pierluigi Bersani, continui a guidare il PD. Da oltre un anno sceglie personaggi sbagliati, facendo diventare il PD lo zimbello della scena politica italiana.

In questo giro, sicuramente non hanno fatto una bella figura neppure Nichi Vendola, Antonio Di Pietro e Leoluca Orlando: è ormai abbastanza palese che un certo tipo di politica non capisca più le esigenze della gente. I palermitani hanno votato a favore di un candidato appoggiato principalmente da liste civiche. Rita Borsellino, appoggiata da tutti i poteri forti del centrosinistra si è classificata seconda e il rottamatore Davide Faraone terzo. E’ proprio il risultato di quest’ultimo, forse, quello più incredibile: l’esponente renziano, è riuscito da solo a racimolare quasi il 27%.

Ora, cosa ha intenzione di fare il PD? Restare con questo segretario o dare l’ennesima scossa? Io credo semplicemente che così non si possa continuare: dopo le sconfitte nelle città sopra citate, la misura è colma.

Bersani dimettiti! Fallo per te e per tutta la gente che vuole cambiare veramente le cose.

La stessa gente che oggi ha votato Fabrizio Ferrandelli e Davide Faraone.

P.S. Cosa c’è di peggio? Beh, che il PD abbia chiesto ufficialmente il riconteggio delle schede… questo che significa? Che anche all’interno del proprio partito c’è qualcuno che bara? Bel segnale, complimenti…

La logica del “o tutti o nessuno”

Proprio vent’anni fa, con l’arresto di Mario Chiesa, cominciava l’era di tangentopoli, la fine della prima repubblica e l’inizio della seconda.

C’è stata una manifestazione pubblica, al fine di ricordare quel momento che ha cambiato il corso della nostra politica. A questa hanno partecipato Antonio Di Pietro(che all’epoca fu uno degli artefici di quell’inchiesta), Giuliano Pisapia e tanti altri.

Come in qualsiasi altro caso, non mancano i revisionisti. Esistono quelli che trovano il pelo nell’uovo anche nell’olocausto o nelle stragi di guerra, figurarsi se non ci devono essere quelli su tangentopoli.

Per ovvie ragioni, fa parte di questa fronda Stefania Craxi, figlia dell’ex leader socialista. Ma non solo.

Anche Fabrizio Cicchitto, il quale ha dichiarato:

Il finanziamento illecito era un sistema. Ma se quel sistema andava smontato allora avrebbe dovuto riguardare tutte le imprese, ma non fu così perchè alcune vennero colpite e altre no.

Questo è un principio che mi ha fatto sempre infuriare. Sarebbe come dire “io non arresto un ladro, perchè in giro ce ne sono altri cento, quindi o tutti o nessuno”. Il ragionamento di questi revisionisti(chiamiamoli così) mi sembra poco argomentato, quanto stupido nel merito.

Di qualsiasi parte politica si faccia parte, tangentopoli ha rappresentato uno spartiacque: sicuramente si poteva e si doveva fare di più, ma la rivoluzione(anche se minima) c’è stata.

Probabilmente non c’è nulla da festeggiare. Sicuramente c’è da ricordare.

Patti Smith e basta

Se martedì ero rimasto deluso e amareggiato dallo spettacolo dato da Sanremo, questa volta devo ricredermi.

Se invece di invitare gente inutile che dice cose inutili e che ha un ruolo inutile per una kermesse canora si chiamassero i veri musicisti, la vetrina di Sanremo sarebbe il fiore all’occhiello della cultura musicale italiana.

Stasera ho visto artisti veri: Goran Bregovic, Macy Gray, Noa, Brian May e poi Lei.

Una delle cose più belle viste su quel palco.

Da sempre!

Chapeau!

L’ennesima figuraccia del PD

Come scritto, la situazione del PD nelle primarie di Palermo che si svolgeranno il 4 marzo, non è affatto facile.

Lo statuto parla chiaro: non si finanziano le candidature dei partecipanti.

Secondo il documento mostrato da Davide Faraone, però, le cose non vanno proprio così:

Le cose sembrano abbastanza chiare: Davide Faraone, viene appoggiato dalla corrente guidata da Matteo Renzi, che è diversa da quella del segretario nazionale Pierluigi Bersani. Allora meglio finanziare un candidato come la Borsellino.

Una vergogna. L’ennesima vergogna del PD, che rischia di fare perdere delle elezioni già praticamente vinte, vista la precedente amministrazione.

C’è chi vuole distogliere l’attenzione dal problema, parlando di “provocazione gratuita”. Risponde a tono, lo stesso Faraone:

Nessuna “provocazione gratuita”. Quella che ho denunciato ieri è una questione di tipo morale, con una ricaduta forte sul piano nazionale. Ho le prove che il Partito Democratico sta finanziando la campagna elettorale di Rita Borsellino, con stanziamenti pari circa a 40.000 euro e un bonifico già eseguito di 14.000 a favore della società Space, per la prenotazione di spazi di affissione. Se qualcuno, a fronte di dovuti accertamenti, potrà dimostrare che dico il falso, mi quereli. Ma se parlo lo faccio con cognizione di causa. Chiedo a questo punto le dimissioni del tesoriere nazionale Antonio Misiani, colui che ha eseguito il versamento e che ieri ha palesemente mentito negando il fatto, e chiedo a Bersani di intervenire immediatamente.
Ritengo grave e inaccettabile che i soldi del finanziamento pubblico – soldi dei contribuenti, anche palermitani – siano usati a favore di un solo candidato, per giunta neppure iscritto al partito. È una vera porcheria. Rita Borsellino, che stimo e ritengo persona corretta, non può più a questo punto raccontarci la storiella del “candidato della società civile”. Questa vicenda, che si aggiunge all’esplicito sostegno di tutte le segreterie nazionali del centro-sinistra – dal PD a SEL, dall’Italia dei valori a Federazione della Sinistra e Verdi – è la prova che la Borsellino, al contrario, è il candidato degli apparati di partito.
Se Bersani non interverrà significherà che lui stesso ha autorizzato un’ingerenza che altera le regole delle primarie e che rischia di distorcerne il risultato. La questione del finanziamento pubblico dei partiti, e di come vengano utilizzate le risorse, è prioritaria. La mia critica al PD va nel senso di uno sprone all’effettivo rispetto dei principi stabiliti dal Codice Etico del partito stesso, quali la parità di accesso ai servizi e ai beni comuni, e il loro impiego corretto e trasparente.

Quando la finiranno con questi inutili quanto controproducenti giochi di potere, sarà sempre troppo tardi.

Chiedo troppo come cittadino?

Il vecchio contro il nuovo

La situazione per le primarie del centrosinistra a Palermo, sembra piano piano delinearsi.

I candidati saranno in quattro: Rita Borsellino appoggiata principalmente dall’Idv(e quindi da Leoluca Orlando), Davide Faraone(appoggiato dal PD e in prima persona da Matteo Renzi), Fabrizio Ferrandelli appoggiato da una lista civica e dagli scontenti dell’IdV(e non solo) e Antonella Monastra.

Dovesse vincere la Borsellino, tutta la coalizione finirebbe per appoggiarla. In caso di vittoria di Faraone o Ferrandelli, nulla di strano che Leoluca Orlando se ne freghi altamente dei patti di coalizione e decida di correre da solo.

Sembra proprio che lo scontro, oltre che a essere politico sia anche generazionale: da una parte il nuovo che avanza, dall’altro il vecchio con un Orlando già sindaco e una Borsellino già perdente in altre dirette competizioni elettorali, ma vincente per il seggio al Parlamento Europeo.

Questo blog non appoggerà né l’ex sindaco, né la parlamentare europea.

Bisogna avere la forza di cancellare tutta la vecchia classe politica e dare spazio e credito a volti nuovi: questo è un discorso che vale per il centro, il centro sinistra e il centro destra.

Ben venga la candidatura di Massimo Costa, trentenne a capo del Coni siciliano, per il terzo polo.

Ben vengano forze nuove, che portino idee nuove! Non è soltanto una questione anagrafica: è impensabile lasciare questa città nelle mani di over 60(che a fine mandato potrebbero avere oltre 70 anni)!

E’ ora di cambiare le cose! E’ ora di riprenderci questa città!

Le opinioni sul Festival

Dopo il liveblog di ieri sera, i commenti anticelentano sembrano unanimi: le offese gratuite e la presa di posizione per la chiusura di alcuni quotidiani cattolici, sono sembrate totalmente fuori luogo.

Girovagando per la rete, il commento che si avvicina di più rispetto a quello che penso, è di Massimo Mantellini, scritto sul suo blog:

Ieri sera mentre guardavo allibito Adriano Celentano occupare Sanremo con le sue prediche sconclusionate, ho pensato che in fondo Celentano e quelli come lui – se siamo fortunati – sono un residuo del berlusconismo. Perfino Luca e Paolo purtroppo sono stati al gioco di elevare per la milionesima volta la politica dei mediocri a tema di discussione popolare, perfino il conduttore del Festival che si improvvisa costituzionalista di fronte agli italiani senza avere la minima idea di cosa sta dicendo è parte del meccanismo di rimozione secondo il quale ognuno, una volta dotato di microfono, può dire quello che gli pare ad una platea immensa. L’invasione di campo delle competenze altrui è stata una costante velenosa di questi ultimi anni: dallo Sgarbi critico d’arte alla Minetti statista, fino al Beppe Grillo politologo, i guasti causati dall’incompetente sul palco non prevedono eccezioni di schieramento (anche se il centro-destra ha fatto della incompetenza assoluta dei nominati una chiara regola di controllo del potere) e non scompariranno da un giorno all’altro. La speranza è che ora, fatto il governo tecnico degli italiani, si facciano gli italiani tecnici che, almeno sui giornali ed in TV, esercitino la decenza minima di parlare delle poche cose che conoscono e tacere su tutte le altre. A queste condizioni, per il gentile pubblico degli ultrasettantenni, si potrà anche invitare a Sanremo per tre minuti il Molleggiato a cantare il solito rock anni 50 con le parole inventate e l’artrosica piroetta finale. Poi un saluto, un applauso e liberi tutti. E libero pure Celentano, di entrare nel primo bar dell’angolo a straparlare con gli altri avventori del governo ladro, dei giornalisti venduti e dei preti senza dio, in fraterna amicizia con perfetti sconosciuti davanti ad un meritato bianchetto.

Parlando della gara, invece, molto interessanti le pagelle di Mario Luzzato Fegiz e Marinella Venegoni: il favorito per la vittoria finale sembra Francesco Renga, seguito a ruota dai duetti Bertè-D’Alessio e Carone-Dalla. Molto apprezzato Samuele Bersani che tuttavia non sembra avere chance di vittoria.

Questo blog sostiene Nina Zilli, ma anche per lei, le possibilità di vittoria sono bassissime…

Sanremo 2012: le pagelle

Dolcenera – Ci vediamo a casa - Sembra che Dolcenera, si voglia aprire a una musica molto più internazionale. La sua precedente interpretazione a Sanremo, fu quella de “Il mio amore unico” che poi sbancò in radio. Questo pezzo però sembra più debole. 5 e mezzo

Samuele Bersani – Un pallone – Che il buon Samuele porti il testo più sofisticato non c’è dubbio. Si lascia seguire anche se complice la febbre, stona non poco. Il brano è ispirato nel testo e l’arrangiamento ricorda alcuni jingle anni 80. Non è un motivo che rimane in testa, ma aspetto di ascoltarlo altre tre o quattro volte. 6 e mezzo

Noemi – Sono solo parole – Canzone di Fabrizio Moro e si sente. Qualche anno fa portò al festival “Per tutta la vita” e la struttura melodica sembra uguale: si parte piano per poi esplodere dalla seconda strofa e più esplicitamente dal secondo inciso. Lei è un po’ giù di voce, ma la sua vena blues non ne esce scalfita. Brano piacevole e strappa applausi. 7 e mezzo

Francesco Renga – La tua bellezza – Le note che prende Renga senza stonare, difficilmente gli artisti di quest’anno riuscirebbero a prenderle. Il brano è sopra la media e lo interpreta in una veste rock quasi sinfonica, con una variazione finale che ricorda i Coldplay. 8

Chiara Civello – Al posto del mondo – Forse la cantante e il pezzo più deludenti di questo festival. Il jazz sposa il pop per regalare alla Civello la sua grande occasione per piacere alle masse. La canzone è piatta, nonostante tutto il pubblico applaude parecchio. 5 e mezzo

Irene Fornaciari – Grande mistero - E arriva il ritmo, lei si scatena e ci crede, ma il brano si sente che non è cucito su di lei. Leggendo il testo, trovo improbabile che il padre non ci abbia messo il becco. 5 e mezzo

Emma Marrone – Non è l’inferno - Canzone che non decolla mai scritta dal frontman dei Modà. Il testo è impegnato, ma sembra fuori dalle corde della cantante. Non credo abbia le carte in regola per resistere nel tempo: dipende da quanto passerà in radio. 6

Marlene Kuntz – Canzone per un figlio – Sicuramente il brano più innovativo, ma complice l’audio pessimo non si è capita una parola. Facile pensare che siano una delle vittime di domani sera. Va però a loro dato il merito di esser rimasti nel loro stile come gli Afterhours qualche anno fa. 7

Gigi D’alessio & Loredana Bertè – Respirare – Canzone scritta sulle corde della Bertè, Gigi D’Alessio non fa altro che adattarcisi. La Bertè è sempre imprevedibile e spesso sembra non riesca a stare sul tempo. Potrebbe piacere alle radio, più di ogni altra cosa fatta fino ad oggi da D’Alessio. 6

Eugenio Finardi – E tu lo chiami Dio – Testo importante, per il sosia di Paolo Coelho. Arrangiamento orchestrale, buona sicuramente l’interpretazione. Finardi potrebbe essere la sorpresa di questo Festival: visto quello che è successo l’anno scorso con Roberto Vecchioni, non mi stupirebbe un piazzamento sul podio. 7

Nina Zilli – Per sempre – Nina Zilli è l’unica che riesce a mettere insieme la melodia classica con delle sonorità moderne. Il pezzo non è nulla di eccezionale ma si fa ascoltare e resta uno dei migliori di questa edizione. Bella la variazione d’archi. 8 1/2

Pierdavide Carone & Lucio Dalla – Nanì – C’è tanto Dalla in questo brano, come senso ed arrangiamento. La canzone ricorda una vecchia romanza e lo stile non è sicuramente quello che a Carone ha fatto vincere un festival da autore qualche anno fa. Dalla alla fine interviene poco(un po’ come Battiato l’anno scorso) impreziosendo la voce invece più limitata di Carone, che tuttavia resta piacevole. 7

Arisa – La notte – Forse la vera sorpresa di questa edizione: intonazione e musicalità, sono senza dubbio sopra la media. Questa canzone è forse il passaggio che una voce simile meritava per iniziare ad essere presa in considerazione al di là delle filastrocche. 7 e mezzo

Matia Bazar – Sei tu – I Matia Bazar cantano un pezzo dei Matia Bazar. E’ la loro strada e non portano nulla di nuovo. Non regalano sorprese, ma solo una canzone pop appena decente, che la gente potrà cantare già da domani. Rassicuranti. 6

Sanremo 2012: è finito lo strazio!

Una prima puntata così brutta di Sanremo non la ricordo.

Seguo il Festival tutti gli anni e in ogni edizione, anche in quelle brutte, trovavo sempre un motivo per seguirlo.

Quest’anno no.

A cominciare dal livello delle canzoni: bassissimo! A parte Nina Zilli, Noemi, i Marlene Kuntz, Francesco Renga e Arisa, nessuno arriva a un voto decente. Il povero Samuele Bersani si è impantanato in un testo troppo complesso al primo ascolto, Eugenio Finardi, Carone con Dalla e quasi tutti gli altri, non hanno portato proprio nulla di nuovo. Né una nota, né un’idea.

Se poi ci mettiamo i problemi con il televoto e il sermone di cinquanta minuti proposto da Celentano, la frittata sembra fatta: questo blog non ha mai discusso la libertà di pensiero, ma l’intervento del molleggiato è sembrato quello di un pazzo scatenato, capace di prendersela con chiunque senza ben argomentare le accuse.

Non so se domani l’auditel premierà o meno quello che abbiamo visto stasera: personalmente spero proprio di no.

Sanremo 2012: Matia Bazar in “Sei tu”

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ore 00:27 – Questa canzone mi sembra un medley di altre 3/4 canzoni…

ore 00:25 – I Matia Bazar, sembrano i Matia Bazar! E vista la serata è già una gran cosa…

Sanremo 2012: Arisa in “La notte”

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ore 00:22 – “voto 7, svolta “serietà”, sanremismi a volontà, niente di eccezionale ma almeno canta bene” (da Twitter)

ore 00:21 – Pezzo noioso, ma per nulla male per ambire al podio: visto quello che si è sentito stasera, non mi stupirei se arrivasse al podio…

ore 00:19 – Sicuri che questa sia Arisa?

Sanremo 2012: Pierdavide Carone e Lucio Dalla in “Nanì”

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ore 00:14 – “Questo ragazzo è il figlio di……?” (da Twitter)

ore 00:13 – “Carone-Dalla potrebbero essere una sorpresa” (da Twitter)

ore 00:12 – Quando Lucio Dalla decide di fare il controcanto, il pezzo decolla: un po’ come l’anno scorso Battiato.

Sanremo 2012: Nina Zilli con “Per sempre”

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ore 00:00 – “Meno male che Nina c’è” (da Twitter)

ore 23:58 – “voto 5, pezzo che sa di già sentito, senza originalità” (da Twitter)

ore 23:57 – “Bha pezzo della zilli classico sanremese niente di che” (da Twitter)

ore 23:53 – Bellissima! Finalmente un pezzo decente!!! (certo, ricorda un po’ troppo Mina, ma chi se ne fotte?)

Sanremo 2012: Gigi D’Alessio e Loredana Bertè con “Respirare”

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ore 23:50 – “no, che sia chiaro! Sulla croce non si spara!!! Anche la guerra ha le sue regole!!!” (da Twitter)

ore 23:49 – …e la cosa peggiore è che in confronto a quello che abbiamo ascoltato questa sera, sembrano pure una spanna sopra gli altri…

ore 23:48 – Ma voi ve la ricordate una edizione così brutta di Sanremo?

ore 23:46 – Gigi D’Alessio sembra andato a Sanremo con la mamma..

Sanremo 2012: Eugenio Finardi con “E tu lo chiami Dio”

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ore 23:43 – “Finardi è Paulo Coelho” (da Twitter)

ore 23:41 – Ma sapete che Finardi non mi dispiace affatto?