L’amore è una cosa semplice

Parecchi sono i CD che in questo periodo natalizio hanno invaso le nostre personali playlist.

E’ uscito Ligabue con l’ennesimo live(pessimo), i nuovi di Celentano(6), Pausini(7), Venditti(6,5 con una delle copertine più brutte della storia della musica) e Coldplay(8).

Tra tutti questi, però, spicca il nuovo di Tiziano Ferro dal titolo L’amore è una cosa semplice.

Come scrive e compone Tiziano Ferro, ormai, non c’è più nessuno. Nessun altro unisce versatilità, forza espressiva e originalità nella scrittura quanto lui. Un giorno canta De Andrè, il giorno dopo è su un palco a cantare “Rumore” con la Carrà. Canta in un disco di Mary J. Blige come in uno dei Linea77 e gli accostamenti saranno comunque adeguati.

All’uscita del primo singolo, ho un po’ storto il naso: “La differenza tra me e te” non aggiungeva molto al suo repertorio e le collaborazioni con Battiato, Fossati, Nesli e Irene Grandi non promettevano nulla di esaltante. Ci si aspettava un disco di transizione, il disco dopo il coming out.

Appena inizia il disco, però, tutti questi pregiudizi vanno a farsi benedire: davanti alle ballate di Tiziano Ferro, ci si può solo arrendere, e poco importa se l’arrangiamento non cambierà la storia della musica, se le liriche sembrano battere sentieri conosciuti, se il pezzo potrebbe tranquillamente venire da uno degli album precendenti.

Tuttavia sarebbe scorretto dire che nel complesso manchi la creatività. Ferro canta il blues (“…ma so proteggerti”), bossa nova (“TVM”), swing (“Quiero vivir con vos”).

Tiziano Ferro sa ancora spiazzarci con due versi, sa ancora scrivere una ballata e renderla universale sfruttando lo spazio negativo del non detto. Mi ricorda tanto Vasco. In fondo, non è cambiato: azzardo nello scrivere che Tiziano Ferro è il migliore cantautore italiano in attività.

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